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cultura

La mimesi del simulacro di Colombara

Sculture in bronzo e in ceramica selezionate da Riccardo Zelatore e Franco Balestrini per la personale Piergiorgio Colombara in allestimento ad Albissola Marina, Savona, dal 9 dicembre 2006 al 15 gennaio 2007


Inaugurazione il giorno 9 Dicembre, alle ore 18.00, nelle sale di Via Isola n°40, per la mostra personale Piergiorgio COLOMBARA. La mimesi del simulacro. In galleria saranno presentate sculture in bronzo e in ceramica selezionate da Riccardo Zelatore e Franco Balestrini realizzate dall’artista genovese nell’ultimo periodo.
Talento sensibile e instancabile, lo scultore genovese Piergiorgio Colombara, con le sue opere si pone e ci conduce in una dimensione intermedia tra il silenzio, il ricordo di tempi perduti, la memoria di età più vicine e l’evidenza della contemporaneità. Le sue sculture, ora metafore armoniche ora reminescenze archetipe anche solo evocate, raccontano di un’arte concepita come simbolo, forza espressiva che proviene da un altrove e guarda lontano, mescolando, attraverso il concretarsi della materia, storia e immaginazione, verità e leggenda.
Le immagini, arcaiche e rituali, offerte da molte sue opere provengono da una cultura che potremmo situare a metà tra la cultura tecnologica e quella umanistica. Nella sua scultura più libera e musicale, quanto in quella più astratta e severa, è infatti sempre rintracciabile l’uomo: se non è leggibile la descrizione dell’oggetto, vi si trova la presenza dell’uomo come soggetto. I lavori di Colombara sono umani e trasmettono calore: si sente, osservandoli, che sono stati accarezzati dallo sguardo dell’autore, modellati dalle sue mani, trattenuti e controllati dalla sua ragione. La sua scultura è ancora opera d’artista artigiano, non è prodotto di macchina, esito di tecnologia o lavoro di gruppo.
Semmai è costruita con passione, perfetta nella misura in cui può risultare perfetta la mano dell’uomo, conosce i grumi rugosi della saldatura, la lieve incertezza di un elemento che cerca di essere perpendicolare al piano di base, l’ondulazione di una lamiera ribelle, le macchie verdastre dell’acido in vista, a castigare ulteriormente troppo austere perfezioni e a richiamare quella rilevante parte di casualità che accompagna ogni azione.
Ecco quindi l’umanità di Colombara, segnale di una presenza intensa, mai sospesa durante le fasi della lavorazione, una indomita varietà nella invenzione fantastica anche nell’uso di materiali diversi, sempre impiegati con misura e senza eccessi. Non si possono prendere di petto questi lavori che attirano con la mobilità delle allusioni, ma si valgono di un gergo che risulta astruso e familiare al contempo, che ci sorprende costringendoci a tornare ripetutamente sui nostri passi. Senza mai nascondere la propria sostanza fisica, le sculture di Colombara si sono trasformate nel tempo, ma ottone, legno, cera, piombo, ceramica e vetro, rimangono i materiali d’elezione, che l’artista usa con sapienza e padronanza. Materie tradizionali le cui qualità restituiscono alle immagini moderne create dall’artista il riconoscimento di valori antichi.
Colombara forgia e impagina i suoi lavori con discrezione tendendo a una armonia essenziale, a una proporzione che è sintesi tra le parti, modulazione di luce e ombra, brillantezza e opacità, trasparenza e offuscamento. In un mondo che ogni giorno grida per farsi sentire, che sembra soffocare dentro il vortice pauroso delle sue stesse immagini, Colombara innalza la scultura dal suolo per portarla nel silenzio.
Questa sua frequente aspirazione ad ascendere, quasi una brama di cielo di gotica reminiscenza, coincide in realtà con la volontà di strappare la scultura dal suo spazio fittizio per collocarla entro il suo spazio reale. Le ultime opere in bronzo di Piergiorgio, gravide di una storia sconosciuta e fantastica, sono costumi abbandonati dagli spiriti, sono la presenza tangibile di un’assenza: l’assenza del divino. Sono veicolo di purificazione e crescita iniziatica, un ponte verso la rivelazione delle nostre ombre, verso l’unità perduta. Queste opere sono traccia di una lontananza, quella del sacro, nella quotidiana risonanza di rumori, voci, bisbigli del mondo. Segni di un passaggio divino, di un dio che la secolarizzazione ha liberato dalla relegazione nelle religioni, non temono il palesamento dell’essere nella sua interezza. Lo avvolgono e si lasciano avvolgere come fosse un amante. Lo lasciano accedere, sono la riscoperta dell’attimo in cui si vive, tutto intero.

Con questa mostra, Balestrini centro cultura arte contemporanea vuole ancora una volta confermare il proprio impegno nella documentazione e proposizione di figure artistiche di riferimento nel panorama internazionale.

Piergiorgio Colombara, una biografia

Piergiorgio Colombara nasce a Genova. Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico Barabino, frequenta la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano ed a Genova, dove si laurea nel 1974, con una tesi sullo spazio teatrale. Nel 1978 viene segnalato al XVIII Premio Internacional de Dibuix Joan Mirò tenuto nella fondazione Joan Mirò a Barcellona. Dalla fine degli anni settanta all’inizio del decennio successivo lavora ai cicli “Spartiture” e “Cosmagonie”, esposte al Mercato del sale a Milano ed a Palazzo Cattaneo a Genova; grandi tele dove già si delineano i temi che accompagneranno fino ad oggi la sua ricerca, e cioè: lo spazio, il tempo, la memoria ed il silenzio, visibili questi temi nella produzione degli anni ’83-’84 come nelle installazioni: “Ma perchè giunge a rapidi passi un messaggero?”, “Il carro di fuoco” ed il “Canto della clessidra” esposte in occasione delle mostre nelle gallerie Avida Dollars di Milano ed Unimedia di Genova.
Dall’84 si dedica prevalentemente alla scultura, dando vita a numerosi cicli come “Sculture senza suono”, “Urne”, “Anelli”, “Tremule”, “Orliquie”, “Bugie”, “Fumerio” e “Segrete”, opere queste che nei seguenti anni saranno presentate in moltissime mostre e manifestazioni nazionale ed internazionali: al Grand Palais di Parigi, al Museo Italo-Americano di San Francisco, al Kunstverein di Amburgo, alla Skulptur Heute di Hochenfelden, alla Gallerie Marie-Louise Wirth di Zurigo, alla X Biennale d’arte sacra di S. Gabriele, al Palazzo delle esposizioni di Roma, al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, all’Istituto di Cultura di Vienna e di Zurigo. Opere di notevoli dimensioni come “Plumbatarum”, “Clessidra”, “Mulino”, presentato nella mostra di Cà Pesaro a Venezia nel 1994; “Eo” esposta insieme a “Cantoria” nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia; “Il canto di arparca” con la quale ha vinto nel 1999 il concorso, ad invito, per il monumento alla pace ed ai caduti di Camponogara (Venezia).
In tutte queste opere sono impiegati diversi materiali, dai metalli (ottone e rame) alla cera, al piombo ed al vetro soffiato che dialoga (la sua ombra) con la durezza del ferro e del bronzo, il materiale principale del più recente ciclo “Exbronzo” (che segue gli altri tre “Excera”, “Expiombo” e “Exvetro”) esposto a Milano nel 2003 e nel 2004 dallo Studio Copernico di Nicola Loi al Palazzo Permanente e recentemente, sempre a Milano, allo Studiosei Arte Contemporanea.
“Nei lavori di bronzo si possono evidenziare due temi ricorrenti nella mia poetica: l’assenza-silenzio e la memoria-tempo” come ricorda Colombara nell’intervista rilasciata a Maurizio Monero. Il suono (o la sua assenza) è l’altro dei temi che spesso ricorre nelle sue opere e nei titoli di queste, dalle prime “Spartiture” alle “Senza suono” e “Suononous”. Infatti fin dall’esordio del suo “fare”, nelle opere di Colombara vi è un rapporto costante sia con la musica sia con i musicisti ed in particolare con il pianista compositore Massimiliano Damerini, con il quale, nell’arco di 25 anni, ha collaborato a costruire concerti ed azioni teatrali (la messa in scena di Medea di Seneca nel 1983) in musei, gallerie d’arte, chiese e teatri insieme all’attrice Rita Sartori ed ultimamente alla danzatrice e coreografa Claudia Campanella.
Nell’ottobre del 2002 al Teatro Farnese di Parma, Damerini ha eseguito in prima nazionale il trittico “Lacrime di vetro” composta da tre pezzi da lui composti ispirati alle sculture di Colombara: “Nascostamente”, “Volo” e “Exvetro”.
Piergiorgio Colombara viene invitato a collaborare con alcuni architetti per intervenire con la collocazione di sue opere in luoghi particolari; ricordiamo “Progetti dialoganti” per la facoltà di Architettura con l’architetto Brunetto de Battè, nella Villa Sforza vicino a Reggio Emilia con l’architetto Paolo Bedogni e nella Villa Arconati a Castellazzo di Bollate (Milano), con l’architetto Milena Matteini, per il Concorso Martini per i grandi giardini italiani, vincendo il primo premio.

Titolo: Piergiorgio Colombara. La mimesi del simulacro
A cura di: Riccardo Zelatore
Sede: Balestrini Centro Cultura Arte Contemporanea
Via Isola 40, 17012 Albissola Marina (SV)
Periodo: 9 dicembre 2006 – 15 gennaio 2007
Inaugurazione: Sabato 9 dicembre ore 18.00
Orario: 16:00-19:00; domenica chiuso.
Ingresso libero
Informazioni: Franco Balestrini - tel. 338.8281563

(07-12-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 07-12-2006 alle :