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“Generazione senza fili”, meglio forse riattaccarli

Per i nostri giovanissimi Internet, blog, chat e cellulare sono all’ordine del giorno, ma a volte l’uso della tecnologia in questione si fa palogico, specie se è troppo intensivo. È il caso della Sicilia dove ci sono troppi “tecnodipendenti”


Un comico italiano della fortunata trasmissione televisiva Zelig aveva lanciato un refrain che poi è diventato un vero e proprio tormentone: “Ci sei? Sei connesso?”. Così un giovane, ma forse non abbastanza aggiornato papà, si sentiva apostrofare dalla sua piccola tecno-dipendente. E già perché oggi stare al passo con i tempi, si dice “essere connessi” e si sottintende al web, alla rete.
Questo mondo scivola alla velocità della luce, così anche si sente “dentro”, “in”, chi crede di galoppare l’onda della tecnologia, nella migliore delle ipotesi è comunque un po’ indietro, altrimenti è al tecno-paleozoico ( epoca risalente a… l’altro ieri).

Non stupiamoci dunque del ricorso ad un moderno neologismo, ossia "generazione wireless", per chiamare i giovani tecnodipendenti. Infatti è vero che letteralmente dovremmo tradurre dall’inglese "giovani senza fili", ma questo però non deve essere interpretato come un epiteto offensivo… sì , insomma il fatto che i nostri ragazzi non abbiano i fili, non vuol dire che sono “scollegati”, ma anzi che lo sono con le modalità più all’avanguardia.

D'altronde che gli adolescenti oggi utilizzino in modo intensivo i media digitali, non ci sembrerà una novità di chissà quale portata: internet, blog, chat e telefonini sono all’ordine del giorno. Più preoccupante si profila la questione se invece scopriamo che questi strumenti avanguardistici possono diventare una vera e propria droga.
Questo, stando ai risultati di uno studio condotto dell'Università di Palermo, accade ad esempio nella nostra Sicilia: ebbene qui circa il 5% dei 250.000 ragazzi tra diciassette ed i ventun anni, può essere considerato tecnodipendente. Quali siano le conseguenze non sempre è immaginabile, ma in questo caso è stato osservato che uno su cinque di questi giovani “tecnodipendenti” soffre di disturbi della personalità, come difficoltà di relazione con se stessi e con gli altri. Ecco che purtoppo il dubbio si fa realtà: i nostri giovani più che wireless, sono davvero scollegati: dal mondo che li circonda ma non li accoglie, dai coetanei con cui è sempre più difficile instaurare rapporti umani significativi. Questa non è tecnologia, è isolamento ed aberrazione.

(26-10-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 26-10-2006 alle :